Negli ultimi anni, il tema dei microinquinanti emergenti nelle acque reflue ha assunto un ruolo centrale nel dibattito scientifico, normativo e industriale legato alla tutela delle risorse idriche.
Si tratta di sostanze chimiche presenti in concentrazioni molto basse, ma potenzialmente in grado di produrre effetti significativi sugli ecosistemi acquatici e sulla salute umana. La loro crescente diffusione pone nuove sfide ai sistemi di trattamento delle acque reflue, tradizionalmente progettati per rimuovere solidi sospesi, sostanze organiche e nutrienti, ma non specificamente concepiti per intercettare questi contaminanti complessi.
Cosa sono i microinquinanti emergenti
Con l’espressione microinquinanti emergenti si identificano sostanze che:
- non sono (o non erano fino a poco tempo fa) regolamentate in modo sistematico;
- vengono rilasciate continuamente nell’ambiente;
- possono esercitare effetti ecotossicologici anche a basse concentrazioni.
Tra le principali categorie rientrano:
- Prodotti farmaceutici (come antibiotici, antinfiammatori, ormoni, antidepressivi).
- Prodotti per la cura personale (conservanti, fragranze).
- Pesticidi e biocidi.
- Composti per- e polifluoroalchilici (PFAS).
- Microplastiche e additivi plastici.
Queste sostanze raggiungono i sistemi fognari principalmente attraverso scarichi domestici, ospedalieri, industriali e agricoli, arrivando agli impianti di depurazione che rappresentano oggi un nodo critico nel loro destino ambientale.
Perché rappresentano un problema
Numerosi studi scientifici hanno evidenziato che i microinquinanti emergenti possono:
- alterare i sistemi endocrini di organismi acquatici,
- favorire lo sviluppo di resistenze antimicrobiche,
- accumularsi nei sedimenti e nella catena alimentare,
- compromettere la qualità delle acque destinate al riuso o alla potabilizzazione.
Secondo l’European Environment Agency (EEA), anche concentrazioni molto basse possono produrre effetti cronici nel lungo periodo, difficilmente reversibili e spesso sottovalutati dai sistemi di monitoraggio tradizionali.
Il quadro normativo europeo
Il tema dei microinquinanti emergenti è oggi al centro della revisione della Direttiva Europea sul trattamento delle acque reflue urbane (UWWTD). La proposta aggiornata introduce:
- nuovi obblighi di trattamento avanzato per gli impianti di grandi dimensioni;
- l’inclusione di sostanze prioritarie come PFAS e residui farmaceutici;
- il principio di responsabilità estesa del produttore, in particolare per il settore farmaceutico e cosmetico.
Secondo la Commissione Europea, l’obiettivo è ridurre significativamente il carico di microinquinanti nei corpi idrici entro il 2040, in linea con il Green Deal europeo.
Limiti dei trattamenti convenzionali
I processi di depurazione biologica standard, infatti, mostrano una capacità variabile e spesso insufficiente di rimuovere i microinquinanti emergenti.
Alcuni composti vengono parzialmente biodegradati o assorbiti sui fanghi, ma molti altri
attraversano l’impianto senza subire trasformazioni significative. Questo scenario ha spinto il mondo della ricerca e dell’industria a sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate.
Una sfida tecnica e strategica
La gestione dei microinquinanti emergenti non è solo una questione tecnologica, ma una scelta strategica che coinvolge progettazione impiantistica, gestione operativa e visione di lungo periodo.
Per operatori del settore come noi di Allegri Ecologia, ciò significa contribuire allo sviluppo di soluzioni sempre più efficaci, affidabili e sostenibili, capaci di rispondere alle esigenze normative e ambientali di un contesto in rapida evoluzione.
Investire oggi in tecnologie e competenze per il controllo dei microinquinanti significa tutelare le risorse idriche, proteggere gli ecosistemi e garantire standard elevati di qualità ambientale per le generazioni future.