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Acqua per promuovere la cooperazione e la pace

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acqua per promuovere pace

Dal 22 marzo 1992 si celebra il World Water Day, una giornata di sensibilizzazione che ha l’obiettivo di mettere in luce la crisi idrica globale, una minaccia diretta sia per il pianeta che per le sue popolazioni. Per il 2024 è stato scelto il tema “Water for Peace” per sottolineare l’importanza dell’acqua come fattore di promozione della pace e non come strumento di conflitto.

L’acqua è una risorsa fondamentale, da lei dipendono la salute, l’agricoltura, la produzione di energia, la produttività economica, l’integrità dell’ambiente. E quando questa scarseggia spesso si verificano fenomeni migratori e l’accendersi di conflitti e controversie. Ma è anche vero che l’acqua può dare slancio alla pace e alla cooperazione: esistono esempi in cui la sua gestione equa e condivisa ha contribuito a risolvere controversie, ha promosso solidarietà e stabilità.

Scarsità di acqua: migrazione e conflitti

Le Nazioni Unite stimano che entro il 2025 metà della popolazione mondiale vivrà in zone con scarsità di acqua. E questo dato in diversi Paesi dell’Africa è già una realtà. Secondo il Centro di Monitoraggio per le Persone Sfollate, nel 2019 oltre 1,4 milioni di persone sono migrate a causa di eventi legati all’acqua. Un dato oggi in aumento.
In Nigeria, per esempio, nel 2018 è stato dichiarato lo stato di emergenza per la mancanza di acqua potabile e ciò ha portato alla diffusione di malattie e a una massiccia migrazione verso le aree urbane. Sono i cosiddetti rifugiati climatici.

Da un lato il fattore migrazione, dall’altra i conflitti. Secondo uno studio pubblicato su Nature dal 3% al 20% dei conflitti è influenzato proprio dal fattore acqua.
Molti conflitti nascono in aree già problematiche, in cui i tentativi di appropriazione della risorsa si sommano ad altri fattori geopolitici. Ne è un esempio la regione del Darfur in Sudan: da oltre vent’anni questa zona è teatro di conflitti di origine etnica e politica, e la progressiva desertificazione – dovuta alla prolungata siccità – ha inasprito le controversie, si sono registrati diversi episodi di violenza collegati alla gestione dell’acqua tra agricoltori e pastori nomadi.

Quello del Darfur non è un caso isolato: il Pacific Institute ha stilato la “Water Conflict Chronology” un elenco di quasi 1.300 conflitti legati all’acqua, dall’antichità a oggi.

Risorsa idrica: un’occasione di pace

Ma l’acqua può essere un’occasione preziosa di pace quando, per coordinarne la gestione, si creano dialogo, collaborazione, cooperazione tra le varie comunità e i vari Stati. Riportiamo alcuni esempi.

Nello Yemen, sulle sponde della diga Malaka, alcune donne si sono riunite e hanno fondato un’associazione al fine di gestire in modo equo, congruo e imparziale l’acqua, sedando così le contese locali e favorendo la cooperazione.

Un altro esempio è la cooperazione tra Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Serbia e Slovenia per la gestione del bacino fluviale Sava. Questi Stati hanno fondato l’Istituto della Commissione Internazionale del Bacino del Fiume Sava (ISRBC), un organo che gestisce e coordina l’uso dell’acqua tra le nazioni. Una collaborazione che ha innescato un efficace processo di ripresa socioeconomica.

Il Kenya – e nello specifico le zone vicine al fiume Tana Delta – è stato teatro di violenti scontri tra pastori e agricoltori per lo sfruttamento dell’acqua. Qui è passato alla storia quello che è stato definito “Restoration Initiative”: un accordo che ha definito un uso dell’acqua equo e a vantaggio di tutti, che ha permesso di fare importanti passi avanti verso la pace tra le comunità.

Un futuro in cui ci sia acqua per tutti

Come abbiamo visto la scarsità di acqua influenza precari equilibri, incide profondamente sui percorsi migratori e sui conflitti. Al contrario una gestione condivisa e sostenibile può promuovere la stabilità, la cooperazione e la pace. L’obiettivo che le organizzazioni mondiali e i singoli Stati dovrebbero perseguire è quello di garantire un futuro in cui l’acqua ci sia e che sia di tutti.