Le falde acquifere sono la più grande risorsa di acqua dolce, fondamentale per il nostro sostentamento, ma qual è oggi il loro stato di salute?
Le falde acquifere sono un serbatoio idrico naturale che si accumula nel corso degli anni all’interno degli strati del sottosuolo. Questi bacini rappresentano una delle risorse più importanti per la vita sulla terra. Il rapporto di UN-WATER (2022) delle Nazioni Unite osserva come le acque sotterranee costituiscano il 99% di tutta l’acqua dolce presente sul pianeta terra. Tuttavia, lo studio lancia anche un allarme: negli ultimi anni, abusi e trascuratezza hanno portato a un rapido declino del volume delle falde acquifere in tutto il mondo.
Conoscere il ruolo che le falde acquifere giocano per il nostro sostentamento è fondamentale per individuare le strategie necessarie alla loro tutela.
La più preziosa fonte di acqua dolce
Le falde acquifere rappresentano una delle più importanti fonti di acqua dolce e vengono pertanto utilizzate come pozzi di estrazione. L’acqua viene estratta con pompe, per poi essere depurata e diventare così acqua potabile o a uso irriguo.
Un report del 2022 di UNESCO, intitolato Acque sotterranee: rendere visibile l’invisibile, osserva come metà del volume di acqua utilizzata globalmente per uso domestico sia prelevata dalle falde. Questo volume comprende l’acqua potabile che viene fornita alle popolazioni rurali, che ne dipendono vista la frequente mancanza di sistemi di approvvigionamento privato e pubblico. Inoltre, l’acqua di falda è fondamentale per l’agricoltura, che utilizza il 70% dei volumi totali estratti.
Una risorsa finita: i pericoli dello sfruttamento
Da oltre un secolo l’acqua di falda viene prelevata senza dare troppo peso a possibili effetti collaterali, ma i dati ci allertano: viene consumata più acqua dolce di quanta il ciclo dell’acqua ne possa fornire.
Infatti, negli ultimi quarant’anni si è registrata un’accelerazione del 30% nella diminuzione del livello d’acqua nelle falde, con prelievi annui, che attualmente, raggiungono circa i 1.000 km³.
Questo abuso porta all’intensificarsi di alcune criticità:
- Problemi idrogeologici, come cedimenti del terreno.
- Danni all’ecosistema, dovuti a una minor crescita e distribuzione della vegetazione, con conseguenze anche sulla sopravvivenza della fauna.
- Riduzione del deflusso di base dei fiumi, che ne causa una portata ridotta.
- Minori disponibilità d’acqua per uso domestico, che possono culminare in crisi idriche, dannose soprattutto per le popolazioni che abitano in aree a rischio di siccità.
- Minori disponibilità d’acqua ad uso irriguo, che porta a una minore quantità e qualità di prodotti alimentari.
Un bene di tutti accessibile a pochi
Nonostante il sovrasfruttamento di questa risorsa a livello globale, l’accesso alle acque di falda non è garantito a tutti. Sono numerose le disparità nella distribuzione dei prelievi che hanno origine da:
- distribuzione geografica delle falde;
- possibilità economiche dei paesi di realizzare infrastrutture utili all’estrazione delle acque di falda.
I prelievi più voluminosi sono registrati dai paesi più industrializzati o in via di sviluppo, in testa India, Cina e Sati Uniti. Invece, il continente africano è una delle aree che opera meno estrazioni di acqua di falda, solo il 3,5% dei prelievi globali.
Tuttavia, questa disparità mostra delle criticità anche per i paesi che realizzano prelievi elevati: stati come India, Francia, Svezia e Messico hanno assistito a forti crisi idriche dovute all’abuso delle acque telluriche.
I danni dell’inquinamento
In Europa, oltre il 15% delle acque di falda è in cattive condizioni. Questa stima arriva dal reportage, Under the surface: the hidden crisis in Europe’s growndwater, che ha analizzato lo stato di salute di alcune falde acquifere europee tra il 2024 e il 2025. Si tratta di un dato allarmante che testimonia un eccessivo volume di prelievi e un alto tasso di inquinamento. Un dato che non sorprende vista la correlazione di queste due problematiche: eccessive estrazioni possono causare cambiamenti nella pressione e nel flusso delle acque, portando alla mobilitazione di contaminanti pericolosi presenti nelle rocce di sedimentazione, come l’arsenico, il nichel e il molibdeno.
La contaminazione delle acque di falda può essere causata anche da altre attività di origine antropica. Le principali fonti di inquinamento sono:
- I pozzi neri, vani interrati dove si accumulano le acque nere, ovvero i reflui degli scarichi.
- I fertilizzanti e i pesticidi che vengono impiegati in agricoltura.
- Le scorie radioattive di origine industriale.
- Le discariche.
Un patrimonio tanto invisibile quanto importante
Anche se invisibili poiché nascoste dal terreno, le falde acquifere rappresentano una delle principali risorse idriche del pianeta, di cui non possiamo ignorare lo stato di salute.
Gli studi dimostrano l’esigenza di adottare soluzioni legislative e investimenti economici per limitare l’erosione sempre più rapida delle acque di falda.
Le prospettive di un futuro caratterizzato da forti crisi idriche si fa sempre più reale e diventa necessario agire ora per poter tutelare il bene prezioso che è l’acqua, e noi insieme a essa.