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Qual è lo stato delle acque in Italia? Ecco i dati ISPRA 2026

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L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha pubblicato un rapporto sullo stato delle acque in Italia. ISPRA si è occupato di raccogliere i dati su un campione di:

  • 7.763 corpi idrici superficiali, di cui l’89% fiumi, il 4% laghi, il 5% acque marino-costiere e il 2% acque di transizione (i corpi idrici in prossimità di una foce);
  • 1.007 corpi idrici sotterranei.

Il Rapporto dell’ISPRA sullo stato delle acque in Italia – verso il 4° ciclo di gestione, osserva la qualità delle acque italiane tenendo in considerazione diversi parametri come:

  • lo stato ecologico;
  • lo stato chimico;
  • le pressioni e gli impatti.

Dall’analisi di questi fattori emergono segnali positivi ma anche alcune criticità da non sottovalutare, specie per quanto riguarda i dati ecologici e le pressioni.

Lo stato ecologico delle acque in Italia

All’interno del rapporto di ISPRA sono riportati dati sullo stato ecologico delle acque, ovvero, sulla qualità della struttura e del funzionamento degli ecosistemi acquatici, che si compone di:

  • elementi biologici (fitoplancton, flora acquatica, macroinvertebrati, fauna ittica);
  • elementi fisico-chimici, chimici e idromorfologici a sostegno degli elementi biologici.

Secondo il rapporto, il 43,6% dei corpi idrici superficiali è in stato ecologico buono o superiore, con dati particolarmente incoraggianti per la Sardegna e la zona alpina. I dati peggiori sono quelli delle acque di transizione, in particolare nella zona del delta del Po.

Lo stato chimico di acque superficiali e sotterranee

Per quanto riguarda lo stato chimico, il 75,1% delle acque superficiali rientra negli standard. In particolare, godono di stato chimico buono:

  • il 78% dei fiumi;
  • il 69% dei laghi;
  • il 51% delle acque costiere;
  • il 29% delle acque di transizione, dato che evidenzia la criticità più grave.

Mercurio, piombo, benzo(a)pyrene, nichel e acido perfluorooctano solfonico (PFOS), sono la principale cause del mancato raggiungimento dell’obiettivo chimico. Si tratta di sostanze inquinanti, ubiquitarie, persistenti, bioaccumulabili e tossiche.

Nel campione di acque sotterrane analizzate, il 70% raggiunge uno stato chimico buono. Anche in questo caso, la causa principale dei mancati raggiungimenti dell’obiettivo chimico è imputabile alla presenza di inquinanti e in secondo luogo all’intrusione salina.

Pressioni e impatti sui bacini idrici. Pericolo inquinamento e alterazione degli habitat

Il rapporto sullo stato delle acque di ISPRA presenta anche dati sulle pressioni, ovvero, quelle attività di origine antropica che hanno particolari impatti sui bacini idrici. Le più problematiche sono:

  • la pressione puntuale delle acque, causata, ad esempio, da scarichi urbani e discariche;
  • la pressione diffusa, causata da attività come, impianti agricoli e minerari;
  • i prelievi ad uso domestico, agricolo, industriale, energetico;
  • le alterazioni idromorfologiche, dovute a dighe, alterazioni o perdita di corpi idrici.

Gli impatti di queste pressioni sulle acque italiane sono numerosi, i più significativi sono: l’inquinamento chimico, da nutrienti, organico e microbiologico, oltre all’alterazione degli habitat a seguito di alterazioni morfologiche.
Coerentemente con i dati sugli stati ecologico e chimico, il rapporto ha osservato che i maggiori impatti sono nelle acque di transizione e sulle acque marino-costiere.

Il futuro delle acque italiane e il loro monitoraggio: i nuovi obiettivi

Il rapporto di ISPRA fornisce la fotografia di uno scenario piuttosto positivo, e mette in luce gli ottimi progressi svolti nel monitoraggio dei corpi idrici. Tuttavia, emergono alcuni obiettivi ambientali mancati, specie per quanto riguarda stato ecologico e pressioni, e la qualità generale delle acque di transizione e marino-costiere analizzate. Ciò sottolinea l’importanza di un progresso costante e continuo per il raggiungimento del buono stato degli obiettivi. Il goal entro il 2027 prevede:

  • circa il 70% circa di corpi idrici superficiali in buono stato ecologico, quasi il 90% in buono stato chimico,
  • l’86% delle acque sotterranee in stato chimico buono.

Una sfida che si complica, a causa della nuova direttiva UE: la Direttiva (UE) 2026/805, che impone standard più rigorosi rispetto alla passata direttiva 2000/60/CE a cui ISPRA faceva riferimento. Il raggiungimento degli obiettivi si prospetta come un percorso impegnativo per l’Italia, che tuttavia continua a dimostrare ottimi progressi nel monitoraggio e nella conoscenza delle acque.