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La situazione idrica in Italia. Verso una futura emergenza?

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situazione idrica in Italia

Abbiamo affrontato il tema della situazione idrica in Italia sotto diversi punti di vista. Ora facciamo un upgrade in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, celebrata pochi giorni fa. Come ben sappiamo il nostro bel paese ha molti gap nel settore idrico.

Il primo è lo spreco d’acqua: nel 2019 i dati hanno riportato come dei 248 litri prelevati a testa al giorno, solo 220 vengono effettivamente consumati. Il secondo gap riguarda il ricorso “facile” al rubinetto: da un recente studio, il nostro Paese risulta primo in Europa per consumo di acqua potabile per uso civile, con circa 160 metri cubi per abitante all’anno. Abbiamo anche un altro triste primato: nel vecchio continente siamo la capolista per uso di acqua in bottiglia, con circa 188 litri procapite all’anno e, addirittura, siamo secondi al mondo. Una premessa che dona una panoramica chiara dell’uso – e dell’abuso – della risorsa idrica in Italia.

La crisi climatica

Se ampliamo lo sguardo, e passiamo dalla situazione italiana a quella mondiale, c’è un altro fattore che incide sulla risorsa idrica: la crisi climatica. In questi primi mesi del 2020 si è registrato un calo delle precipitazioni del -75% e un aumento della temperatura di circa 1,65 gradi rispetto alla media storica. Una panoramica che può assumere i tratti di urgenza se non presa in considerazione.

Emergenza idrica: investimenti necessari

Ritornando all’Italia, a chiarire lo scenario è Utilitalia – la Federazione delle imprese idriche – che pochi giorni fa ha presentato l’ormai consueto “manuale siccità”. I dati parlano chiaro: il rischio a cui stiamo andando incontro è una futura emergenza d’acqua che occorre arginare fin da subito attraverso un intervento massiccio.

Emerge la necessità di lavorare su più livelli: ridurre i consumi, ridurre gli sprechi, modernizzare le infrastrutture e favorire il riuso. Su questi due ultimi punti occorre soffermarsi. La rete idrica in Italia ha un forte elemento di criticità: la “vecchiaia”. Il 25% delle infrastrutture idriche ha 50 anni e il 60% ha raggiunto i 30. Altro dato emblematico è quello sul “riciclo” dell’acqua: ogni anno in Italia si riusa solo il 2% delle acque reflue. L’utilizzo di acqua depurata per gli usi non domestici deve diventare un tema principale: è necessario predisporre un piano di sostenibilità dove l’acqua depurata venga usata con maggiore determinazione; ad esempio in agricoltura, settore che utilizza oggi più del 50% dell’acqua.

Tutti interventi necessari equivalgono a un piano di investimenti per l’Italia di circa 7,2 miliardi (di cui 3,9 al Sud e nelle Isole, 1,9 al Centro e 1,3 al Nord). Occorre lavorare con tempestività per mettere in sicurezza le reti e far fronte a un cambiamento climatico che sta mutando in modo sempre più accelerato. Dal canto nostro occorre usare la risorsa idrica con maggiore consapevolezza, attuando comportamenti responsabili e usi consapevoli, al fine di preservarla.